BookCity 2018 – Leggere le geografie

Bookcity 2018
Il Circolo dei Lettori di Milano presenta:
LEGGERE LE GEOGRAFIE
Hug Milano
Via Venini, 83 – 20125 Milano

Sabato 17 novembre parlerò con Giorgio Amitrano del suo bellissimo libro sul Giappone, ma vi invito a partecipare anche alle altre due serate, che vedono protagonisti venerdì la Siria con Alberto Savioli, grande esperto e mio vecchio amico conosciuto sul campo quando studiavo archeologia; e domenica il Vietnam con Minh Tran Huy, una scrittrice di lingua francese che ha scritto un delicato e raffinato romanzo sulle migrazioni.

Venerdì 16 novembre ore 21
Un archeologo nel presente della Siria
con l’autore Alberto Savioli dialoga Antonietta Benedetti

IL LIBRO DI CUI SI PARLA: Alberto Savioli,”Allah, la Siria, Bashar e basta?”, BiancaeVolta Edizioni.

Alberto Savioli dal 1997 ha lavorato come archeologo in Siria, dove ha studiato sul campo le tribù beduine e si è trovato ad essere testimone della tragica storia presente. Dal 2012 è impegnato con l’Università di Udine nel Progetto Archeologico Terra di Ninive nel Kurdistan Iracheno. In questo libro racconta da vicino una terra che conosce molto bene, intrecciando le vicende passate con quelle attuali e dando conto con passione della ricchezza culturale di un paese devastato dal conflitto ancora in corso.

 

Sabato 17 novembre ore 21
Il Giappone tra pop e sublime
con l’autore Giorgio Amitrano dialoga Carmen Covito

Il LIBRO DI CUI SI PARLA: Giorgio Amitrano, “Iro iro”, DeA Planeta Libri

Iro in giapponese significa colore. Iro iro, raddoppiato, è una miscellanea variopinta, un insieme articolato e sorprendente. E così è questo libro, che accompagna il lettore in un viaggio inaspettato e iridescente attraverso la vita, la cultura e le contraddizioni del Giappone di oggi. Giorgio Amitrano è uno dei massimi nipponisti italiani. Per quattro anni direttore dell’Istituto di Cultura italiana a Tokyo, docente di Lingua e letteratura giapponese all’Università degli studi di Napoli L’Orientale, Amitrano è il traduttore di autori di culto come Yoshimoto Banana, Murakami Haruki, Kawabata Yasunari, Miyazawa Kenji. Con lui scopriremo il Giappone più autentico, multiforme, capace di muoversi agilmente fra tradizione e modernità.

 

 

Domenica 18 novembre ore 21
Lontano dal Vietnam

con l’autrice Minh Tran Huy intervengono la giornalista Alessandra Coppola e la traduttrice Giusi Valent. Letture di Ornella Rossetto Di Trani

Il LIBRO DI CUI SI PARLA: Minh Tran Huy, “Viaggiatore suo malgrado” (traduzione di Giusi Valent), ObarraO

Nata in Francia da genitori vietnamiti fuggiti durante la guerra, Minh Tran Huy intreccia memorie collettive e personali in un romanzo che esplora con delicatezza il dramma dell’identità e la condizione di chi subisce lo sradicamento dalla sua cultura d’appartenenza. In un’estate newyorkese, la narratrice Line scopre la figura di Albert Dadas, operaio francese affetto dalla “follia del fuggiasco”, e si appassiona alle esistenze dei “viaggiatori loro malgrado”, arrivando a riportare alla luce la storia dimenticata della propria famiglia.


 

 

 

La bruttina stagionata – edizione del venticinquennale

  • Titolo: La bruttina stagionata
  • Autore: Covito, Carmen
  • Editore: Bompiani
  • Collana: Tascabili Narrativa
  • Autore introduzione: Aspesi, Natalia
  • Copertina: Brossura
  • Dimensione: 13×19.8cm
  • Lingua: Italiano
  • ISBN – EAN: 9788845295317
  • Data di pubblicazione: 2017
  • Prima edizione: novembre 2017

 Edizione del venticinquennale! Grazie alla Bompiani per aver ristampato, e grazie alla meravigliosa Natalia Aspesi per l’introduzione e per le recensioni.

Trovate il libro in tutte le librerie dall’8 novembre 2017, e anche in formato digitale su Amazon:

https://www.amazon.it/bruttina-stagionata-Carmen-Covito/dp/8845295311

Haiku al liceo scientifico

Centro di Formazione Supereroi
Laboratorio di scrittura di Haiku
a cura di Carmen Covito
IIS “L. CREMONA” di Milano
classe: 2C anno 2016-2017
professoressa Daniela Rocchi

 

Il Centro Formazione Supereroi è un’associazione no profit di professionisti della parola scritta (autori, editor, artisti, giornalisti) convinti che una buona padronanza delle capacità di scrittura e di espressione sia fondamentale per la crescita di ogni individuo non solo dal punto di vista dei risultati scolastici, ma anche e soprattutto da quello dello sviluppo personale, rendendo possibile a ciascuno di raccontare e raccontarsi chiaramente con la propria voce.​​ I volontari del CFS organizzano laboratori gratuiti presso le scuole, affiancando gli insegnanti. Ogni laboratorio ha come obiettivo la creazione di un libro (in edizione fuori commercio) che rifletta la qualità, la professionalità e la creatività del lavoro svolto da ciascuno.

Il mio laboratorio di scrittura di haiku si è svolto in due incontri, venerdì 24 febbraio e lunedì 6 marzo 2017. Nel primo incontro ho usato un powerpoint per spiegare la storia, l’estetica e la struttura dell’haiku mostrando i testi dei maestri in caratteri giapponesi, in traslitterazione e in traduzione, con qualche immagine di pitture haiga e di calligrafie; per poi dare esempi di haiku in italiano e spiegare le regole di composizione. Abbiamo scelto di mantenere lo schema 5-7-5 usando i versi italiani tradizionali (quinario-settenario-quinario) e applicando le regole metriche italiane, con kigo facoltativo e tema libero. Ho assegnato il compito di scrivere un minimo di 5 haiku a testa. Nel secondo incontro gli studenti divisi in piccoli gruppi hanno valutato e migliorato le loro composizioni, hanno scelto i migliori 4 haiku per ciascuno e li hanno classificati: così abbiamo ottenuto 100 haiku organizzati per tema (come si faceva nelle antologie classiche giapponesi). Le sezioni tematiche sono: Stagioni (primavera, estate, autunno, inverno, senza stagione); La città; Momenti; Emozioni. Il titolo è stato scelto dalla classe.
Giovedì 8 giugno, ultimo giorno di scuola, abbiamo consegnato agli autori il libro stampato.

Cinquesettecinque per venticinque
Haiku al liceo scientifico

 

Ecco l’Introduzione di Carmen Covito:

L’haiku è uno stile poetico tipicamente giapponese. O no? Famoso per la sua stringatezza, consiste in sole 17 unità di suono, che per comodità noi occidentali dividiamo in tre versi di cinque-sette-cinque sillabe, senza rime. Questo ritmo cinque-sette-cinque è imperante nell’orecchio giapponese: lo troviamo, seguito da un ritmo sette-sette, anche nella forma poetica classica, detta semplicemente “poesia giapponese”, waka. Nel XII secolo diventò di moda scrivere waka a catena, detti renga, in simpatiche riunioni di gruppo dove l’ospite d’onore componeva i primi tre versi (cinque-sette-cinque) e il padrone di casa proseguiva con gli altri due (sette-sette) e poi toccava agli invitati intonarsi al tema e al clima e alla stagione andando avanti (cinque-sette-cinque e poi sette-sette, cinque-sette-cinque e poi sette-sette, eccetera) fino ad avere catene di mille versi e più. A un certo punto, nel XVII secolo, un samurai di basso rango che si guadagnava da vivere facendo il maestro di renga, Matsuo Bashō, decise che i primi tre versi potevano essere così belli e così intensi da fare a meno non solo di tutto il codazzo degli invitati del renga, ma anche della codina sette-sette del waka aristocratico. La nuova forma di 17 sillabe diventò rapidamente molto popolare, soprattutto tra i cittadini non aristocratici che amavano la bella vita e tra i monaci vagabondi che amavano i bei paesaggi. La brevità del cinque-sette-cinque si prestava benissimo a esprimere l’emozione di un attimo, il colpo d’occhio, l’illuminazione provocata da due cose contrastanti che viste insieme cambiano tutta la prospettiva. Non c’era abbastanza spazio per raccontare una storia ma ce n’era per evocare immagini, sensazioni, ricordi di viaggio, perfino riflessioni storiche o filosofiche, in una chiave umoristica, serena, tragica o malinconica. Con il tempo altri maestri, come Masaoka Shiki che tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo ha creato l’haiku moderno, aggiunsero regole o ne tolsero. Poi l’abbiamo scoperto noi occidentali e ci è piaciuto, forse fin troppo. Ezra Pound, Paul Claudel, Octavio Paz, Jack Kerouac, Borges hanno composto haiku in inglese, in francese, in spagnolo, ma anche tanti poeti minori o aspiranti poeti o non poeti del tutto hanno apprezzato la potenza di suggestione contenuta in questa forma così breve e la utilizzano, o per arte o per gioco, in tutto il mondo.

In italiano l’haiku viene bene. Non c’è bisogno di litigare con il numero di sillabe come capita spesso in inglese, perché abbiamo tante vocali quante ne ha il giapponese, e in più ci ritroviamo a possedere nella nostra tradizione il verso quinario e il settenario. La classe 2C del liceo scientifico “L. Cremona” di Milano quest’anno stava proprio studiando le forme della poesia: è bastata una mezza parola su sdrucciolo, piano e tronco, dieresi e sinalefe, e avevano già capito tutto. Inoltre questi 25 studenti e studentesse si erano già addestrati a praticare la sintesi, grazie alla professoressa Daniela Rocchi, un’entusiasta curiosa e competente che li ha fatti partecipare anche a un laboratorio di “twitteratura” in 140 caratteri. Terzo vantaggio, sono ragazzi di oggi: il Giappone per loro non è un paese di alieni come solo pochi anni fa sarebbe stato per molti di noi ma è un panorama familiare in cui si trovano a proprio agio. Questi sono cresciuti a dorayaki e Doraemon, conoscono il cosplay e, sapendo distinguere ciò che è autenticamente giapponese dalla sua applicazione internazionale, hanno acquisito una stupefacente capacità di sfuggire alla trappola del giapponismo. Nei loro 100 haiku italiani non troverete nemmeno un ciliegio.

 

“Taccuini africani” di Alessandro Passaré

Un bell’articolo di Chiara Gatti su Repubblica Milano del 31.5.2017 presenta il volume che ho curato insieme a Laura Ritorto per la Fondazione Passaré

Il libro si può scaricare liberamente in formato pdf dal sito della Fondazione Passaré:

http://www.fondazionepassare.com/taccuini-africani/

 

Qui pubblicati per la prima volta, i taccuini africani del medico milanese Alessandro Passaré (1927-2006) ci raccontano di ben 22 viaggi nel continente che calamitava la sua curiosità umana e il suo interesse di grande collezionista d’arte moderna e poi di arte africana. Affascinato dai deserti tanto da ritornare molte volte nel Sahara, esplorava con occhio antropologico anche i villaggi e le città; attirato dall’archeologia e dalla paleontologia, da siti preistorici e pitture rupestri come dalle rovine dei templi egizi, viaggiava nello spazio antropizzato con lo stesso entusiasmo che suscitava in lui la bellezza grandiosa dei paesaggi di foreste e savane. Ovunque andasse, fotografava moltissimo e disegnava, catturando le forme di oggetti visti o acquistati ma anche le sequenze di graffiti e pitture, i profili di rocce e di montagne, gli itinerari già percorsi o ancora da affrontare.

Un’accurata selezione di disegni e di mappe accompagna i testi qui trascritti nella loro totalità da Carmen Covito. Dalle migliaia di fotografie – conservate come tutti gli altri materiali nell’archivio della Fondazione Passaré – è stato estratto, a cura di Laura Ritorto, un album di istantanee che sintetizzano il clima e il focus di ogni viaggio.

Documenti necessari per comprendere meglio la figura del Passaré collezionista, questi diari schietti e senza fronzoli si rivelano di piacevole lettura, perché ci fanno entrare direttamente in un modo di viaggiare che sa di gioventù, e in mondo che, pur essendo recente, è ormai molto lontano da noi. Un mondo senza telefonini e senza GPS, ma anche senza fondamentalismi, dove si poteva andare a cuor leggero in zone oggi non più accessibili.

La Fondazione Passaré, nata nel 2007, promuove iniziative, pubblicazioni e mostre a partire dalle opere della collezione Passaré di arte contemporanea e di arte africana.
http://www.fondazionepassare.com

 

 

Verso il Giappone: Donne cultura e potere

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Verso il Giappone: Donne cultura e potere
con Virginia Sica e Carmen Covito
13 ottobre 2016  ore 21
Libreria Verso
corso di Porta Ticinese 40,
20123 Milano
www.libreriaverso.com

VERSO L’ASIA. Per tre settimane consecutive, il 13, il 21 e il 27 ottobre, alle ore 21, la libreria Verso ospiterà una serie di incontri dedicati alla cultura e alla letteratura di Giappone, Cambogia e Vietnam in compagnia di esperti e studiosi dell’Oriente, in collaborazione con O barra O edizioni.

Primo incontro “Verso il Giappone: Donne cultura e potere”. Con Virginia Sica, docente di Lingua e Letteratura giapponese all’Università degli Studi di Milano e Carmen Covito, scrittrice, presidente di AsiaTeatro e socia fondatrice dell’Associazione culturale shodo.it.