Tornano il “Novellino” e il “Cortigiano”

Eccoli qui di nuovo, finalmente ristampati in edizione economica e, visto che siamo nel 2014, anche in formato e-book. 

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Ma allora che cos’è questo Cortigiano se non un meraviglioso trattato scientifico sulle strategie della rappresentazione di sé, cioè sull’essere degli esseri umani?

Aldo Busi
e Carmen Covito
riscrivono
Il cortigiano
di Baldassarre Castiglione

BUR
Biblioteca Univ. Rizzoli 
(collana Grandi classici)
2014, 478 p.

 

Assieme al Principe di Machiavelli, Il Cortigiano di Baldassar Castiglione rappresenta il testo fondamentale per comprendere la società e la politica rinascimentali. Nella loro traduzione in italiano moderno, Aldo Busi e Carmen Covito fanno emergere l’abilità e la scaltrezza del Castiglione nel valutare strategie e comportamenti da adottare per raggiungere i propri fini e ci restituiscono tutta la modernità – e a volte la distanza – delle sue riflessioni: dall’arte della conversazione a quella della convivenza civile, dall’ambiguo modello del “giusto mezzo” ai “dialoghi da commedia” nel salotto della duchessa di Urbino. Busi e Covito riportano in vita l’atmosfera seducente ed enigmatica delle corti rinascimentali e ci mostrano sotto una luce rinnovata la realtà di un Cinquecento tanto splendido nelle arti quanto sanguinoso nella vita politica e sociale.

Compralo in edizione cartacea online 

e-Book a € 6,99:
§ formato epub o pdf (IBS)
§ formato kindle (amazon)

 

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“Questo libretto ha una strana furbizia da svelto e mimetico felino letterario”.
Giorgio Manganelli

Aldo Busi
e Carmen Covito
riscrivono

Il Novellino

BUR
Biblioteca Univ. Rizzoli 
(collana Grandi classici)

2014, 262 p.
con testo originale a fronte

 

 

 

Beffe ingegnose e frasi argute, storie mitiche e incontri amorosi: il Novellino, composto nella Firenze di fine Duecento da un autore sconosciuto, è una raccolta di novelle vivaci e spiritose che vedono protagonisti personaggi della più varia origine, eroi della storia antica e cavalieri medievali, mercanti e uomini di Chiesa. Considerato una vera e propria summa narrativa dell’età medievale e ammirato da lettori e studiosi di ogni tempo per la sua piacevole immediatezza, il testo acquista una nuova vitalità grazie alla traduzione di Aldo Busi e Carmen Covito: tra “bei discorsi, bei gesti, belle risposte, begli atti di coraggio e bei regali”, i due autori ci fanno riscoprire uno dei testi più curiosi e divertenti della nostra letteratura, liberando tutta l’ironia e la prontezza di spirito di un Medioevo sorprendente, molto più vivace di quanto spesso immaginato.  

Compralo in edizione cartacea online 

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In libreria “Il processo di Giusta”

Dal 27 giugno in libreria:

Il processo di Giusta
Autore:   Carmen Covito
Editore:   Barbera
Collana:  Short
Anno:    2013
ISBN:    9788878995796

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Dopo aver raccontato i timori, le speranze e gli ardori delle donne pompeiane, Carmen Covito fa rivivere un celebre caso giudiziario emerso dagli scavi della seconda città sepolta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. Siamo a Ercolano: sulla splendida terrazza dell’area sacra, affacciata sul mare e sulla spiaggia, la pompeiana Vibia Tirrena assiste alla celebrazione del matrimonio di sua figlia Gemina con un bravo ragazzo ercolanese. Già si alzano le voci che lanciano l’augurio rituale “Felicità!”, già ci si sta preparando per andare al banchetto di nozze, ma qualcuno tra la folla degli invitati non si sente per nulla felice. E sceglie di dimostrarlo con un gesto estremo, che potrebbe portare una terribile malasorte agli sposi. La combattiva filosofa Tirrena potrà mai permettere alla povera, disperata Petronia Giusta di turbare la sua serenità e rovinare la festa a tutti? No di certo. E dunque bisognerà indagare per risolvere il dramma della ragazza e portare la sua causa in tribunale, a Roma.

 

Come sono diventata Eleonora Duse

Sul blog di Chicca Gagliardo, Hounlibrointesta, il blog per chi ha in testa libri da leggere o scrivere, tutte le autrici dei racconti di Mappe sulla pelle raccontano come e perché hanno scelto la loro voce di donna. Ecco la mia spiegazione:

Carmen Covito: come sono diventata Eleonora Duse

Ho conosciuto Eleonora molti anni fa, ma non tanti quanti state pensando: dall’inizio del 900 ne passarono ventiquattro prima che lei morisse e, guarda un po’, esattamente altri ventiquattro prima della mia nascita. Comunque, è stata lei a chiamarmi, dalla bancarella di un venditore di libri usati, e io un po’ mi sono fatta pregare, perché non ero molto convinta di aver bisogno di quel volumetto rilegato in finta pelle, con un fregio dorato che incorniciava la curiosa scritta “Rasi – La Duse” sul dorso. Bastò sbirciare sotto la copertina per scoprire che “Rasi” non era un verbo, era solo il cognome dell’autore di una delle prime biografie della celebre attrice, Luigi Rasi, attore e capocomico anche lui.

In quel periodo scrivevo recensioni e critiche teatrali per un quotidiano di Brescia, quindi mi capitava spesso di vedere spettacoli estivi nel teatro all’aperto del Vittoriale di Gardone Riviera e, pur sapendo che D’Annunzio si era costruito quel delirio di villa una ventina d’anni dopo la fine della sua tempestosa relazione con la Duse, mi ero chiesta talvolta se la grande attrice non fosse mai venuta a ritrovare il vecchio amore e non avesse mai passeggiato per quei vialetti vista lago, abbigliata in lunghe sete svolazzanti. Sfogliando le pagine ingiallite di quel libro (R. Bemporad & Figlio Librai-Editori, Firenze 1901, carta meravigliosa, solidissima, 55 illustrazioni nel testo e fuori testo) mi si aprì in mano un foglio doppio: la riproduzione di una lettera autografa a Rasi, in cui la Duse esprimeva, nemmeno a farlo apposta, il suo rincrescimento per la cancellazione di alcune recite della Gioconda di D’Annunzio, una produzione teatrale in cui credeva molto, in cui, scriveva, “Avevo impegnato la mia parola”. Con una sottolineatura energica, fortissima, a tratto dritto e denso, sotto “la mia parola”. Mi innamorai all’istante di quella grafia danzante, ricca di pieni e vuoti, così viva e vivace, così enfatica e insieme così priva di ogni leziosità. Capii che la Duse non aveva mai avuto niente di svolazzante: lei volava dritta e sicura, con il bersaglio sempre chiaro in mente. Comprai il libro, lo lessi, poi lo misi da parte pensando che, chissà, forse un giorno qualcosa avrei saputo farne.

La Duse mi ha aspettata, paziente come solo i veri maestri sanno essere: dovevano arrivare altri libri, ricerche più moderne, carteggi ritrovati, studi sui tanti aspetti del suo lavoro non solo di attrice ma di impresaria, capocomica e, diremmo oggi, operatrice culturale di primissimo livello. E, moderna com’era per i suoi tempi, forse sapeva anche che doveva arrivare YouTube a farmi vedere gli spezzoni superstiti del suo unico film, Cenere, un film del 1916.

È di là che sono partita: da un libro, una sottolineatura e un film. C’era tutto. Ora dovevo solo trovare il modo di restituire le sue parole a quel fantasma muto in bianco e nero.

 

Mappe sulla pelle