Come sono diventata Eleonora Duse

Sul blog di Chicca Gagliardo, Hounlibrointesta, il blog per chi ha in testa libri da leggere o scrivere, tutte le autrici dei racconti di Mappe sulla pelle raccontano come e perché hanno scelto la loro voce di donna. Ecco la mia spiegazione:

Carmen Covito: come sono diventata Eleonora Duse

Ho conosciuto Eleonora molti anni fa, ma non tanti quanti state pensando: dall’inizio del 900 ne passarono ventiquattro prima che lei morisse e, guarda un po’, esattamente altri ventiquattro prima della mia nascita. Comunque, è stata lei a chiamarmi, dalla bancarella di un venditore di libri usati, e io un po’ mi sono fatta pregare, perché non ero molto convinta di aver bisogno di quel volumetto rilegato in finta pelle, con un fregio dorato che incorniciava la curiosa scritta “Rasi – La Duse” sul dorso. Bastò sbirciare sotto la copertina per scoprire che “Rasi” non era un verbo, era solo il cognome dell’autore di una delle prime biografie della celebre attrice, Luigi Rasi, attore e capocomico anche lui.

In quel periodo scrivevo recensioni e critiche teatrali per un quotidiano di Brescia, quindi mi capitava spesso di vedere spettacoli estivi nel teatro all’aperto del Vittoriale di Gardone Riviera e, pur sapendo che D’Annunzio si era costruito quel delirio di villa una ventina d’anni dopo la fine della sua tempestosa relazione con la Duse, mi ero chiesta talvolta se la grande attrice non fosse mai venuta a ritrovare il vecchio amore e non avesse mai passeggiato per quei vialetti vista lago, abbigliata in lunghe sete svolazzanti. Sfogliando le pagine ingiallite di quel libro (R. Bemporad & Figlio Librai-Editori, Firenze 1901, carta meravigliosa, solidissima, 55 illustrazioni nel testo e fuori testo) mi si aprì in mano un foglio doppio: la riproduzione di una lettera autografa a Rasi, in cui la Duse esprimeva, nemmeno a farlo apposta, il suo rincrescimento per la cancellazione di alcune recite della Gioconda di D’Annunzio, una produzione teatrale in cui credeva molto, in cui, scriveva, “Avevo impegnato la mia parola”. Con una sottolineatura energica, fortissima, a tratto dritto e denso, sotto “la mia parola”. Mi innamorai all’istante di quella grafia danzante, ricca di pieni e vuoti, così viva e vivace, così enfatica e insieme così priva di ogni leziosità. Capii che la Duse non aveva mai avuto niente di svolazzante: lei volava dritta e sicura, con il bersaglio sempre chiaro in mente. Comprai il libro, lo lessi, poi lo misi da parte pensando che, chissà, forse un giorno qualcosa avrei saputo farne.

La Duse mi ha aspettata, paziente come solo i veri maestri sanno essere: dovevano arrivare altri libri, ricerche più moderne, carteggi ritrovati, studi sui tanti aspetti del suo lavoro non solo di attrice ma di impresaria, capocomica e, diremmo oggi, operatrice culturale di primissimo livello. E, moderna com’era per i suoi tempi, forse sapeva anche che doveva arrivare YouTube a farmi vedere gli spezzoni superstiti del suo unico film, Cenere, un film del 1916.

È di là che sono partita: da un libro, una sottolineatura e un film. C’era tutto. Ora dovevo solo trovare il modo di restituire le sue parole a quel fantasma muto in bianco e nero.

 

Mappe sulla pelle

 

Scrivere per Fukushima

Università degli Studi di Milano
Dipartimento di Scienze della Mediazione Linguistica e Interculturale
In collaborazione con CARC Contemporary Asia Research Centre

FUKUSHIMA DUE ANNI DOPO

Il terremoto e lo tsunami che hanno colpito il Giappone l’11 marzo 2011 sono stati eventi senza precedenti che hanno costretto i giapponesi a riflettere e agire in modi del tutto nuovi.
In occasione della prossima ricorrenza, questa iniziativa, aperta al pubblico, che avrà luogo LUNEDÌ 11 MARZO 2013 (ore 10:30, Aula Magna) presso il Polo di mediazione linguistica e interculturale dell’UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO, sede di Sesto San Giovanni, non si propone solo di commemorare quella data a due anni di distanza, ma, attraverso una serie di interventi, mettere in luce i cambiamenti in atto in Giappone dopo Fukushima, l’impatto inaspettato sulla società e sulla popolazione, e la rinascita a cui si sta assistendo.

L’incontro è importante anche per la presentazione di un volume i cui proventi saranno interamente devoluti alla Croce Rossa Giapponese.
Subito dopo i tristi eventi molti scrittori giapponesi hanno iniziato a porsi domande simili, cosa si può scrivere e cosa non si può scrivere, quale deve essere il ruolo dello scrittore in questo caso? E’ divenuto subito chiaro che proprio la parola scritta poteva costituire il più grande contributo da offrire alla gente di Fukushima. Utilizzando metodi, stili e approcci diversi, numerosi  autori giapponesi hanno deciso di partecipare a un grande progetto di beneficenza dal titolo Waseda Bungaku’s Charity Project: Japan Earthquake Charity Literature.
Il risultato è una serie di racconti e saggi raccolti in un volume, la cui versione italiana “SCRIVERE PER FUKUSHIMA”, resa possibile grazie agli sforzi del curatore, Gianluca Coci, e di altri volenterosi e noti traduttori, sarà presentata proprio lunedì 11 marzo 2013 all’interno di questa iniziativa.
L’incontro prevede anche la proiezione di quattro brevi documentari realizzati dalla Japan Foundation su diversi aspetti sociali derivati dal post-Fukushima.

Tra gli ospiti: il Console Generale Aggiunto Watanabe Hiroshi inaugurerà l’incontro; Corrado Molteni (Addetto Culturale presso l’Ambasciata Italiana a Tokyo) parlerà, in collegamento dal Giappone, di un importante contributo alla città di Ishinomaki; Tiziana Carpi (Università degli Studi di Milano), una delle traduttrici coinvolte nel progetto del libro, insieme alla scrittrice Carmen Covito presenteranno il volume; Carlo Filippini (Università Bocconi) affronterà il complesso tema delle politiche energetiche adottate in Giappone dopo il 3/11; infine gli studenti del corso di Traduzione Specialistica giapponese dell’Università degli Studi di Milano presenteranno un’inedita traduzione di un manga sul tema di Fukushima.
Con il patrocinio di Consolato Generale del Giappone a Milano, Istituto Giapponese di Cultura,  AISTUGIA.         
Si ringrazia: Japan Foundation.

DATA: lunedì 11 marzo 2013,  ore 10:30 Aula Magna

LUOGO: Università degli Studi di Milano
Polo di Mediazione Interculturale e Comunicazione
P.za Indro Montanelli 1,
20099 Sesto S. Giovanni (Mi)
(Metro rossa, fermata Sesto Marelli)

fukushima_due_anni_dopo_2013.03.11

                        

Clelia Marchi: Il tuo nome sulla neve

 

Clelia Marchi
Il tuo nome sulla neve
Gnanca na busìa
Il romanzo di una vita scritto su un lenzuolo
Prefazione di Carmen Covito
Il Saggiatore 2012
ISBN 978-884281868-7

 

 

Dal risvolto di copertina:

Settant’anni, molti ricordi, un solo amore. Può capitare che si perda quell’unico amore e che venga voglia di scrivere. Per sanare la ferita, sfogare la rabbia, colmare il tempo vuoto. Si riempiono fogli, quaderni, ma la carta non basta ancora. Allora capita di aprire un armadio e di prendere un lenzuolo bianco dal corredo, uno di quelli che non si useranno più per riposare, per amare. E ci si rovescia sopra tutta una vita. Si torna alle origini, umilissime, quando si andava a scuola solo d’inverno, con gli zoccoli ai piedi e un cappotto rammendato. Quando si mangiava solo polenta, ché di pane ce n’era poco. Nel resto del tempo bisognava lavorare la terra, seminare, raccogliere. E prepararsi alla guerra, con lo straniero in casa, le tessere al mercato, i muri crivellati, la paura delle bombe e del padrone. Ad alleviare la fatica, l’amore per i figli, quelli allevati e quelli persi. E per un ragazzo dagli occhi azzurri, conosciuto a quattordici anni e sposato a diciotto. Questa è la storia semplice e straordinaria di Clelia Marchi, «gnanca na busia». Quando il marito muore in un incidente, Clelia è già anziana e inizia a trascrivere la storia della sua vita su un lenzuolo a due piazze, distillata in righe numerate, perché non si perda nulla di quel racconto «sul filo della sincerità». Grazie all’Archivio diaristico nazionale, quel lenzuolo è diventato un libro. Il tuo nome sulla neve nasce da una scrittura di sé che diventa terapia e, insieme, testimonianza di una civiltà contadina sempre più remota. Ed è la realizzazione del desiderio di Clelia di vedere letta la sua storia, che sentiva simile a quella di molte altre donne, eppure esemplare.

 

Dalla prefazione di Carmen Covito:

Clelia Marchi era una contadina di Poggio Rusco (Mantova), nata nel 1912, morta nel 2006 dopo aver perso quattro figli su otto, aver vissuto due guerre mondiali e aver patito tutta un’esistenza di sacrifici, povertà, fatica manuale. Nel 1972, ormai raggiunta la tranquillità di una casa in paese, con i figli sistemati e nipoti e pronipoti da godere, un incidente stradale le porta via il marito, il bello e onesto Anteo dagli occhi azzurri, conosciuto a quattordici anni e amato a sedici. Per un particolare accanimento della sorte, mancava poco alla scadenza dei loro cinquant’anni di matrimonio, un’occasione in cui avrebbero potuto, finalmente, festeggiare. L’amarezza, il dolore, l’improvvisa solitudine nel letto matrimoniale tolsero il sonno all’anziana signora. Si sentiva “come una vite senza l’albero” a cui si era avvinghiata per cinquant’anni, ricavandone tutta l’energia per rimanere in piedi e ripartire dopo ogni disgrazia: a che cosa poteva attaccarsi, adesso? Nella spietata saggezza delle contadine, la depressione è sempre stata un lusso che non ci si può concedere, perciò Clelia si trovò qualcosa da fare nelle notti insonni. Raccolse cartoncini, carte, fogli, li cucì per formare dei quaderni e scrisse, scrisse, scrisse come si piange, senza freno, a dirotto, all’ingrosso, a peso: chili e chili di quaderni. Fino a quando, una notte, rimase senza carta.

Allora aprì l’armadio, prese un lenzuolo, si posò un cuscino sulle ginocchia, sul cuscino spianò le pieghe del lenzuolo e, in quella posa classica da ricamatrice, cominciò a ricoprire di righe di scrittura la superficie candida della tela, intrecciando i ricordi della sua vita e “la storia della gente della sua terra, riempiendo un lenzuolo di scritte, dai lavori agricoli, agli affetti”.

Nel 1985 il lenzuolo-libro era completo: Clelia aveva ordinatamente numerato ogni riga per aiutare i lettori a non perdere il segno e aveva incollato sopra lo scritto, a mo’ di frontespizio, un’immaginetta sacra al centro e ai due angoli due fotografie, quella del marito e la sua, con le didascalie in inchiostro rosso. Non mancava nemmeno il titolo, un programmatico “Gnanca una busia”, in dialetto per farlo suonare più forte, più sincero. Ma a che pro raccontare la propria verità, se non trova lettori? Consapevole che a nulla serve scrivere ricordi e sentimenti “se nessuno li guarda, ò li legge”, Clelia chiese consiglio al sindaco del paese e nel marzo del 1986 prese il treno per Arezzo, poi una corriera, e con il suo lenzuolo ben impacchettato sottobraccio arrivò a Pieve Santo Stefano, dove Saverio Tutino aveva inaugurato da neanche due anni l’archivio dedicato alle scritture autobiografiche degli italiani. Quello che poi successe è storia nota. Nel 1989 Luca Formenton, durante una visita a Poggio Rusco, luogo natale di suo nonno Arnoldo Mondadori, venne a sapere del lenzuolo di Clelia, volle vederlo e fu subito colpito dalla particolare aura del documento. Il testo, pubblicato nel 1992 dalla Fondazione Mondadori, diventò un caso editoriale, dando all’autrice e alla sua opera una notorietà che non sarebbe stata transitoria. Oltre a venire sempre citato negli studi sulla memorialistica e la scrittura popolare, lo straordinario oggetto iscritto di Clelia Marchi è diventato il simbolo stesso dell’archivio diaristico di Pieve.

Clelia Marchi e il suo lenzuolo-libro

 

9 dicembre a Bergamo

Domenica 9 dicembre ore 17,30
presso Il Caffè Letterario
Via S. Bernardino n°53 – Bergamo

Book Performance di Tessere Trame:

presentazione del libro “Mappe sulla pelle
conduce Eugenia Gilardi
con la partecipazione straordinaria di:
Eleonora Duse (Carmen Covito), Joyce Carol Oates (Barbara Garlaschelli), Coco Chanel (Daniela Losini), Niky de Saint Phalle (Elisabetta Spaini)

In Mappe sulla pelle dodici Artiste  si raccontano prendendo in prestito la penna da altrettante scrittrici. Barbara Garlaschelli è Joyce Carol Oates, Nicoletta Vallorani è Angela Carter, Carmen Covito è Eleonora Duse, Simona Vinci è Diane Arbus, Maria Rosa Cutrufelli è Anna Kulishoff, Daniela Piegai è Artemisia Gentileschi, Olivia Corio è Ella Fitzgerald, Elisabetta Spaini è Niky de Saint Phalle, Donatella Diamanti è Virna, Elena Varvello è Alice Munro, Chicca Gagliardo è Alda Merini, Daniela Losini è Coco Chanel.