A teatro torna la Bruttina

dal 17 al 23 giugno 2013

LA BRUTTINA STAGIONATA

dal romanzo di Carmen Covito
regia Franca Valeri
con Gabriella Franchini
Produzione Teatro Franco Parenti

dal 17 al 22 giugno ore 20,30
il 23 giugno ore 18,30
Teatro Franco Parenti – Via Pier Lombardo, 14 – 20135 Milano
Sala AcomeA

La bruttina stagionata

Dopo 15 anni di successi e risate torna La bruttina stagionata con un’irresistibile Gabriella Franchini per la regia di Franca Valeri,“specialista” di ritratti femminili e maestra incontrastata dell’intelligenza umoristica.
La bruttina stagionata, fortunato romanzo di Carmen Covito, ha fatto vincere a migliaia di donne la paura di “non essere all’altezza”.
Partire dai propri difetti per sovvertire la realtà è la formula a cui giunge Marilina. Il cumulo di cellulite e di grovigli interiori si scioglie di fronte alla consapevolezza delle proprie potenzialità femminili, con spregiudicato candore  rovescia un’esperienza di solitudine per scarsa avvenenza in un trionfo erotico.


Teatro Franco Parenti
Via Pier Lombardo, 14 – 20135 Milano
biglietteria 02/59995206
biglietteria@teatrofrancoparenti.it
info@teatrofrancoparenti.it

 Acquista il biglietto online
https://www.mioticket.it/teatroparenti/default.asp?language=3

 

Come sono diventata Eleonora Duse

Sul blog di Chicca Gagliardo, Hounlibrointesta, il blog per chi ha in testa libri da leggere o scrivere, tutte le autrici dei racconti di Mappe sulla pelle raccontano come e perché hanno scelto la loro voce di donna. Ecco la mia spiegazione:

Carmen Covito: come sono diventata Eleonora Duse

Ho conosciuto Eleonora molti anni fa, ma non tanti quanti state pensando: dall’inizio del 900 ne passarono ventiquattro prima che lei morisse e, guarda un po’, esattamente altri ventiquattro prima della mia nascita. Comunque, è stata lei a chiamarmi, dalla bancarella di un venditore di libri usati, e io un po’ mi sono fatta pregare, perché non ero molto convinta di aver bisogno di quel volumetto rilegato in finta pelle, con un fregio dorato che incorniciava la curiosa scritta “Rasi – La Duse” sul dorso. Bastò sbirciare sotto la copertina per scoprire che “Rasi” non era un verbo, era solo il cognome dell’autore di una delle prime biografie della celebre attrice, Luigi Rasi, attore e capocomico anche lui.

In quel periodo scrivevo recensioni e critiche teatrali per un quotidiano di Brescia, quindi mi capitava spesso di vedere spettacoli estivi nel teatro all’aperto del Vittoriale di Gardone Riviera e, pur sapendo che D’Annunzio si era costruito quel delirio di villa una ventina d’anni dopo la fine della sua tempestosa relazione con la Duse, mi ero chiesta talvolta se la grande attrice non fosse mai venuta a ritrovare il vecchio amore e non avesse mai passeggiato per quei vialetti vista lago, abbigliata in lunghe sete svolazzanti. Sfogliando le pagine ingiallite di quel libro (R. Bemporad & Figlio Librai-Editori, Firenze 1901, carta meravigliosa, solidissima, 55 illustrazioni nel testo e fuori testo) mi si aprì in mano un foglio doppio: la riproduzione di una lettera autografa a Rasi, in cui la Duse esprimeva, nemmeno a farlo apposta, il suo rincrescimento per la cancellazione di alcune recite della Gioconda di D’Annunzio, una produzione teatrale in cui credeva molto, in cui, scriveva, “Avevo impegnato la mia parola”. Con una sottolineatura energica, fortissima, a tratto dritto e denso, sotto “la mia parola”. Mi innamorai all’istante di quella grafia danzante, ricca di pieni e vuoti, così viva e vivace, così enfatica e insieme così priva di ogni leziosità. Capii che la Duse non aveva mai avuto niente di svolazzante: lei volava dritta e sicura, con il bersaglio sempre chiaro in mente. Comprai il libro, lo lessi, poi lo misi da parte pensando che, chissà, forse un giorno qualcosa avrei saputo farne.

La Duse mi ha aspettata, paziente come solo i veri maestri sanno essere: dovevano arrivare altri libri, ricerche più moderne, carteggi ritrovati, studi sui tanti aspetti del suo lavoro non solo di attrice ma di impresaria, capocomica e, diremmo oggi, operatrice culturale di primissimo livello. E, moderna com’era per i suoi tempi, forse sapeva anche che doveva arrivare YouTube a farmi vedere gli spezzoni superstiti del suo unico film, Cenere, un film del 1916.

È di là che sono partita: da un libro, una sottolineatura e un film. C’era tutto. Ora dovevo solo trovare il modo di restituire le sue parole a quel fantasma muto in bianco e nero.

 

Mappe sulla pelle