Domande & Risposte

Molti dei messaggi che ricevo sono, in realtà, accorati appelli sul tema "scrivo anch'io, ma come faccio a farmi pubblicare?".
Per risparmiare a voi la fatica di chiedere e a me quella di rispondere, ecco una selezione di situazioni-tipo.


 

Oggetto: manoscritto non richiesto.

Gentile Signora/Signore, la prego di scusarmi se non esprimo alcun giudizio sul suo manoscritto, che non ho alcuna intenzione di leggere. Non sono un talent-scout, non sono un agente letterario, non sono un consulente editoriale: sono semplicemente una persona che scrive e che fa già abbastanza fatica a concentrarsi sulla propria scrittura per doversi preoccupare anche di quelle altrui. Nonostante lei sembri credere il contrario, non dispongo di tempo libero ("libero" da che? dalla vita?) e se mai mi capitasse di averne preferirei impiegarlo in utili attività ricreative, quali dar da bere alle piante che agonizzano vistosamente sul mio pianerottolo, farmi un amante, riordinare i libri che tracimano dagli scaffali, farmi un amante, leggere tutti i classici che non ho ancora letto, farmi un amante, convincere i benjamina che se mi dimentico così spesso di loro non è per cattiveria e che comunque sarebbe più opportuno avvizzire con garbo e dignità, inutile che accartoccino fuori tutte quelle foglie gialle per cercare di dare nell'occhio di un possibile amante in transito: qui, se non li salvo io, non li salva nessuno. Come ogni scrittrice mediamente affermata ha dovuto imparare a proprie spese, gli amanti fanno perdere tempo anche di più degli aspiranti scrittori. Dato che siamo entrati da un pezzo nell'epoca della riproducibilità tecnica dell'opera d'arte, non avverto alcun senso di colpa nel cestinare un manoscritto di cui lei, egregio Signore/Signora, può continuare a mandare in giro tutte le copie che vuole. Mi creda, farei lo stesso anche se ad aver avuto la malaugurata idea di spedire a me un libro in cerca di editore fosse un nuovo Proust o un nuovo Joyce. E forse lei lo è, chi può dirlo? Io no di certo. Le auguro miglior fortuna altrove, sinceramente. CC




Ciao Carmen, mi piaci e il tuo sito è bellissimo, è per questo che ti scrivo. Mi piace scrivere, ho scritto due romanzi ma li tengo ancora nel cassetto. L'estate scorsa mi era venuta voglia di farli valutare da qualche editore e ho incominciato a telefonare. Non l'avessi mai fatto, almeno mi restava l'illusione! Ho iniziato dalla Feltrini Editori, per ragioni di simpatia irrazionale, e la risposta è stata tremenda: "Non ci mandi dattiloscritti, per carità! sarebbero cestinati". Ho provato allora con la Bonbon Edizioni (perché c'eri tu), ma il ritornello era lo stesso. Alla Rizzi-Rizzi, uguale. La Ehihahu, la più "aperta", mi ha proposto di inviargli una scheda dell'opera, "una paginetta non di più"; l'ho mandata, sì, ma a quel paese. La domanda che volevo farti è questa: mi sapresti spiegare per quali arcani motivi gli editori italiani sono così testardamente chiusi verso gli esordienti? Oppure, se ho sbagliato strada, quale sarebbe la strada da seguire per farsi valutare un'opera?
Lupus in Fabula

Caro Lupus, la trafila che hai fatto tu è quella che, purtroppo, devono fare tutti. Il problema è che gli aspiranti scrittori sono diventati troppi per le capacità dell'editoria italiana: scomparire nel mucchio di romanzi inediti che sommergono le case editrici è quasi inevitabile, a meno che non si emerga quel tanto che basta a farsi notare. Ci sono vari modi per farlo. Il primo, diabolico, è perseverare insistendo con tutti gli editori che ti capitano a tiro (non con gli scrittori, per favore, a meno che non abbiano notori rapporti di consulenza editoriale o che non siano curatori di antologie di giovani); le probabilità di essere pescati nel mucchio sono scarse, ma comunque superiori a quelle di azzeccare un sei al Superenalotto. Una seconda strada è la partecipazione ai concorsi letterari per inediti: attenzione, però! il Premio Sottocasa che vi chiede una cifra come tassa di lettura non serve a niente, scegliete solo premi seri e importanti: nelle loro giurie ci sono editor e critici che possono notare un racconto anche non vincitore (a me è successo: qualche anno prima che cominciassi a scrivere La Bruttina Stagionata, un mio racconto non ha vinto il Premio Calvino, però è piaciuto a un membro della giuria che mi ha addirittura telefonato lui, chiedendomi se non avevo per caso un romanzo da fargli leggere; e io, maledizione, in quel momento non ce l'avevo ancora). Un'altra strada praticabile passa per le riviste letterarie, che stanno diventando numerose. E poi, caro il mio lupacchiotto, visto che tu sei in rete, non sottovalutare tutti i siti per inediti su Internet, con tutti i relativi concorsi, spesso collegati a riviste cartacee. Troverai gli indirizzi buoni nel più utile sito letterario italiano, www.librialice.it, che contiene anche l'elenco dei premi letterari, elettronici e non.




Gentilissima signora Covito, mi chiamo Zu, vivo su Alpha Centauri, non ho ancora letto nessuno dei suoi libri, ma ho appena finito di leggere la sua intervista sul "punto di vista" pubblicata su Panta e adesso sono veramente curioso! Il motivo della mia mail credo che sia uno dei suoi tormentoni: Come fare a farsi pubblicare? Perché nessuno ne parla? Cosa mi consiglia? Ad essere sincero non rimango con le mani in mano, ho scritto tre racconti e tutti sono stati premiati nel concorso letterario Sottocasa, ma poi non è successo niente! Fra colleghi di penna esordienti c'è un piccolo dibattito che ci lascia tutti in sospeso, mi spiego meglio: è bene farsi strada da soli, contattando le varie case editrici, oppure farsi aiutare da una agenzia letteraria? E se l'agenzia è veramente valida ne conosce qualcuna seria? Dal canto mio ho sentito di tutto. Di agenzie che affidano manoscritti a case editrici disoneste che chiedono contributi economici sia irrisori che particolarmente esosi e senza far approdare l'autore al risultato sperato, se non addirittura posto davanti ad una vera e propria truffa. Al momento, io personalmente ho inviato in avanscoperta una dozzina di racconti, menzionando di avere nel cassetto già un romanzo giallo completo, oltre all'inizio di un secondo giallo. Sarei molto felice di ricevere una risposta: in ogni caso, grazie per aver letto queste righe, se non altro perché adesso posso dire che Carmen Covito ha letto un mio scritto :-). Le prometto che, da parte mia, appena avrò letto almeno uno dei suoi libri glielo farò sapere.

Caro Zu, sto ancora aspettando. Ma immagino che là su Alpha Centauri le riviste arriveranno più facilmente dei libri, quindi non mi sognerei mai di farle fretta. Lei mi chiede se è meglio tentare da soli o affidarsi a un'agenzia: tutte e due le strade sono ugualmente percorribili e ugualmente legate alla fortuna. Con un buon agente letterario ci sono senz'altro migliori possibilità di arrivare alla pubblicazione, ma un buon agente è tale anche perché seleziona con cura i suoi clienti, quindi il problema di farsi notare nel mucchio rischia di essere semplicemente spostato a monte. Alcune agenzie stanno adottando il pratico sistema di offrire agli esordienti una valutazione del manoscritto, ed eventuali consigli di editing, contro adeguato pagamento. Io non ci trovo nulla di scandaloso, anzi: è ora di finirla con i pregiudizi idealistici per cui la scrittura pioverebbe dal cielo e non avrebbe bisogno che di una miracolosa e gratuita agnizione tra il genio dell'autore e il genio dell'editore: il tempo di un bravo professionista va adeguatamente pagato. Per evitare di imbattersi in personaggi non qualificati, le consiglio di consultare l'elenco delle agenzie non sulle pagine gialle ma sulle pagine della già citata Alice, che nella sezione "Editori/I prodotti e i servizi" riporta soltanto quelle ben conosciute.




Salve! sono Enrico F., non ho letto i suoi libri, però lo sta facendo mia moglie. Ho deciso di scrivere un romanzo ma ho un dubbio: quando l'ho finito, lo devo depositare alla SIAE come si fa con le canzoni? Ho sentito parlare di plagio letterario e non vorrei proprio che mi succederebbe a me. Mia moglie Maria dice che sono scemo a mettere il carro davanti ai buoi e che chi vuoi che se la pigli una cosa scritta da me, ma io mi fido poco. Può aiutarmi?

Carissima Maria, non ho il piacere di conoscerti, ma visto che nella vostra coppia la lettrice sei tu e la persona sensata sei ancora tu, ti prego di rassicurare tuo marito: nessuno scrittore di narrativa deposita il proprio testo alla SIAE, è l'editore che iscrive automaticamente i libri pubblicati (e provvede all'applicazione su ogni volume del famoso "bollino SIAE", garanzia per l'autore che il numero delle copie in circolazione è quello dichiarato per ogni tiratura). Nessun autore di inediti mandati agli editori italiani o alle riviste, per quanto ne so io, ha mai avuto problemi di plagio. Diversamente stanno le cose su Internet, dove non esiste ancora nessuna tutela del diritto d'autore ed è facile che qualcuno, trovando interessante o bello un testo altrui, se ne appropri. A chi voglia pubblicare sul Web consiglio quindi di includere nel testo un'avvertenza per rivendicare, in via cautelativa, i diritti economici e morali dell'opera: legalmente non serve a molto, ma serve perlomeno a segnalare che l'autore non condivide la logica del "no copyright" e deplora il danno che verrebbe inflitto al patrimonio culturale dell'umanità se qualcuno gli fregasse il suo bel testo. Nel caso di tuo marito, una simile eventualità mi sembra del tutto improbabile.




Carmen, (scusa se mi permetto di darti del tu, ma in rete...), sono un ragazzo di L. che ha partecipato alla tua presentazione del libro "Benvenuti in questo ambiente" presso la libreria ***, e ti faccio una domanda che l'altra sera, per ragioni estranee alla presentazione, non ebbi modo di farti. Parlando tu dicesti che sentivi forte la sfida di prendere un uomo come protagonista del tuo libro, aggiungendo che pensi sia difficile per una scrittrice (o coraggioso) assumere un punto di vista maschile "dall'interno". Io credo invece che, data la complessità del carattere femminile, sia molto più difficile per un autore uomo rendere credibile un personaggio donna. Molte autrici che ho letto, fra le quali tu, sono riuscite a rendere assolutamente reale un personaggio maschile. Per l'inverso invece posso dire di poter contare le prove valide solo sulle dita di una mano. Ma amerei pure essere smentito sentendo un tuo parere più approfondito.

Grazie per la tua lettera e per la tua domanda: finalmente uno che entra nel merito di un problema socio-letterario! La mia risposta sarà necessariamente lapidaria: hai ragione. Hai ragione nel dire che, per una donna, mettersi nei panni di un uomo non è affatto difficile né particolarmente coraggioso; ma fatto sta che le scrittrici sono spesso costrette a difendersi contro un seccante pregiudizio che, all'insegna di una presunta "scrittura femminile", le vorrebbe sempre e solo impegnate nel delineare caratteri di donne. Di conseguenza, quando ho fatto quell'affermazione stavo solo mettendo le mani avanti per parare in anticipo eventuali obiezioni di tal genere (genere idiota, cioè), e rendermi conto adesso che non ce n'era alcun bisogno mi fa molto piacere.




Oggetto: manoscritto di un amico.

Caro X, finalmente posso liberarmi dal senso di colpa per la giacenza del tuo manoscritto sulla mia coscienza, e questa è la buona notizia. Adesso ti toccano quelle cattive. A mio parere, il talento ci sarebbe ma il romanzo non c'è, e credo che tu stesso - dotato come sei di strumenti intellettuali ragguardevoli - te ne renda ben conto. Non è mio compito fornirti un'analisi sistematica dei difetti del tuo inedito: per questo esistono i lettori di professione e gli editor. Io posso, e devo, dirti che nella tua scrittura ci sono delle cose di valore: i dialoghi con il cugino sono ottimi, il capitolo 12 è perfetto, molto carino è il finale con la ragazza che se ne va, e non mancano altre cose ben risolte passim. Ma credo che l'impianto generale non tenga: e non per colpa di Arbasino, anche se il giochetto delle note a piè di pagina non si può più fare dopo che l'ha fatto lui un mezzo secolo fa. Secondo me, dovresti arrivare a una scelta tra il tono esistenzial-svagato-generazionale (anche quello da perfezionare: troppe citazioni, troppa "intelligenza"!) e la struttura a intreccio tipica di un vero romanzo, perché così l'una cosa ammazza l'altra e il risultato è una diffusa indecisione che non invoglia alla lettura. Un consiglio pratico? Sarò drastica: butta via tutto e ricomincia da capo. Comincia da una situazione precisa, da uno o più personaggi precisi, da un linguaggio preciso. E soprattutto ricordati di partire basso: è il sistema migliore per arrivare al sublime. Stammi bene e, per favore, odiami solo quel tanto che ti è indispensabile.




Oggetto: Siti web che ospitano testi inediti.

Oggi ce ne sono molti, ed è piuttosto facile trovarli usando un normale motore di ricerca e un po' di olio di gomito, quindi non ne indico qui nessuno.
  • Prendete in considerazione anche l'ipotesi di autopubblicarvi in formato e-book! Gli indirizzi utili li trovate sempre su LibriAlice.it nella sezione e-book, e le dritte per costruire un libro elettronico le trovate qui.



NOTA 1: Che ci crediate o no, i messaggi riportati in questa pagina sono in gran parte autentici. Mi sono limitata a rendere doverosamente irriconoscibili i miei interlocutori.
NOTA 2: Che ci crediate o no, continuo a ricevere almeno un messaggio all'anno da parte di persone che dopo essere capitate su questa pagina (chissà come e perché) hanno sentito il bisogno di farmi sapere che li ho profondamente offesi con la mia villania nei confronti dei poveri aspiranti scrittori ai quali avrei mandato risposte crudeli. Mi vedo dunque costretta a ricordare, a beneficio dei suddetti indignati, che A) nessuna delle risposte sopra citate è mai stata inviata a nessuno, B) allo stato attuale della mia esistenza non ho amanti di sorta e non me ne serve alcuno, C) anche in Italia esiste, o dovrebbe esistere, una figura retorica denominata "ironia".




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