1998 - L'etica dell'etichetta
L'opinione di Aldo Busi


Avvertenza: questa pagina contiene un INEDITO di Aldo Busi! Per gentile concessione dello scrittore, pubblichiamo qui il testo di un fax che non stato ripreso dai giornali. Se ne consiglia la visione ai soli lettori adulti e non impressionabili.



13.5.98, Montichiari

I. B. Fedrigotti, nello scrivere che Carmen Covito ha prestato la sua faccia e il suo marchio di "bruttina stagionata" alla Wella - prodotti per shampi e quant'altro - come io ho prestato la mia penna per il lancio delle borsette Bulgari, sottolinea come io sia "maestro e mentore" della scrittrice: desidero specificare che sono stato solo il suo scopritore, ma che da anni Carmen Covito fa e scrive e decide tutto di testa sua, senza consultarsi con me né tenendo in gran conto i miei consigli, cosa che ha aumentato ancora di più, se possibile, la mia stima nei suoi confronti (ha, per esempio, iniziato una collaborazione al vostro giornale mettendomi al corrente solo a fatto avvenuto...).

Siccome la Covito non ve lo dirà mai, come io ho regalato metà del compenso ricevuto da Bulgari, lei ha interamente dato il suo in beneficenza, il che è documentabile perché tale denaro non è passato dalle nostre mani ma dalle amministrazioni delle rispettive aziende direttamente ai destinatari da noi designati (almeno non abbiamo dovuto pagarci anche le tasse). Le motivazioni (femminilissime e invero antieconomiche pur tenendo conto dell'auto-promozione che tale esposizione pubblicitaria comporta) che hanno spinto la Covito a questa spiritosa iniziativa sono, del resto, molto ben delineate nell'articolo della Fedrigotti, e vanno tutte fatte risalire al desiderio di riscatto di una ex "bruttina" assurta a modello di fisicità e di comportamento detronizzando così bellone e boccolute (diciamo: dando un colpo, seppure non micidiale, allo stereotipo imperante della Gran Gnocca).

Sono sicuro di interpretare anche il suo pensiero se affermo che, sia per me che per lei, a noi ciò che importa è la promozione dei nostri titoli di narrativa senza quella eccessiva compromissorietà implicita nell'appartenenza a clan di pagine culturali, premiolini, salotti eccetera. Il denaro, per Covito niente e per me un'irrisoria somma finale, è del tutto, purtroppo, secondario rispetto all'attrito culturale contro le solite modalità cui miriamo per renderci visibili (per far sapere che esiste in Italia una letteratura malgrado l'Italia dei soliti media gestiti dalle solite mezzecalze di aspiranti scrittori mancati anche come giornalisti culturali). Miriamo facendo centro, mi si permetta di dirlo: il mio racconto per le borsette di Bulgari è stata una delle cose più amate e ammirate che io abbia mai scritto, e certo mi ha portato molti nuovi lettori in libreria.

Non ultimo, poiché nessuno si sta giustificando di niente ma siamo entrambi orgogliosi del nostro ardimento, il tocco deamicisiano: noi ci mettiamo a medio termine la faccia e alla lunga la fatica, altri ne godono, sia direttamente che indirettamente, subito. Desidero ricordare che, a parte la sua attuale beneficenza, Carmen Covito, che certo non naviga nell'oro come me, da anni dà sostegno economico a una giovane famiglia tunisina caduta, si spera momentaneamente, in disgrazia, mentre io, da parte mia, da sei anni, e senza avere un solo dito di aiuto da parte del Comune di Brescia malgrado i solleciti, ospito in un mio appartamento, spese interamente a mio carico, famiglie di profughi dell'Est (l'ultima trovata letteralmente nel fango, e con una neonata che stava morendo di scarlattina, qui, in uno dei centri industriali e finanziari dell'Occidente!) e, credetemi, mentre il feed-back pubblicitario che ricavo da tale bravata è deprimente, l'esborso è euforico al di là delle mie stesse, più sadiche aspettative.

Aldo Busi



 

   
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