Takarazuka

Nel 1938 la compagnia di teatro musicale Takarazuka realizzò la sua prima tournée all’estero, in Germania e Italia. Incrociando le notizie fornite dai giornali italiani – e dai cinegiornali Luce – con quelle pubblicate dalla rivista mensile della compagnia, “Kageki”, ho ricostruito per la rivista di studi online AsiaTeatro il percorso, il programma e la ricezione della tournée in Italia. La recensione di Renato Simoni sul “Corriere della Sera” fu l’unica a essere tradotta in giapponese su “Kageki”. Ho indagato perciò in particolare la storia del suo interesse, non occasionale, per il teatro giapponese.

https://www.asiateatro.it/renato-simoni-e-le-fanciulle-del-takarazuka/

Carmen Covito, “Renato Simoni e le fanciulle del Takarazuka”, AsiaTeatro – rivista di studi online, anno 2022, n.1, pp. 35-72.
https://doi.org/10.55154/UBAT1316

La compagnia Takarazuka a Firenze (dalla rivista Kageki, febbraio 1939)
La sala del Teatro Takarazuka a Tōkyō (foto mia, 2018)


Rivisitazioni

Mi si perdoni un post spudoratamente autocelebrativo. Scopro adesso, per caso, un articolo che è stato pubblicato nel 2013 negli atti di un convegno di italianistica tenuto alla York University di Toronto nel 2010. Nell’articolo la professoressa Roberta Sinyor, specialista di glottodidattica multimediale e di studi sulla rappresentazione della tecnologia in letteratura, dedica una trattazione molto approfondita al mio romanzo del 1997 Benvenuti in questo ambiente.

All’epoca, furono in pochi ad accogliere quel romanzo con l’interesse che avrei sperato (chi lo capì meglio di tutti fu l’allora critico di Panorama Giorgio Ficara che lo definì con bella espressione “un libro preoccupato del mondo” e ne rintracciò l’ispirazione strutturale nel Tristram Shandy di Sterne). Sono perciò enormemente compiaciuta dell’analisi di Roberta Sinyor, che mi conferma di essere stata un po’ troppo in anticipo sui tempi nel mettere al centro di un romanzo l’interscambio tra reale e virtuale facendo dialogare un immigrato tunisino con l’avatar di una donna che – per ragioni sue – fingeva di essere un bot:

“Per mezzo del computer, Nureddin e la Dama, entrambi emarginati, aprono i canali di scambio, stabilendo tra loro un rapporto di comunicazione e di amicizia. Ai due il computer permette non solo di creare ma anche di mantenere questo legame. Oggi, data l’onnipresenza giornaliera di Facebook, dobbiamo riconoscere l’intuizione della Covito, che ha percepito l’attrattiva di un sistema di comunicazione come quello della rete e l’avvento del social networking, dei rapporti sociali mantenuti via Internet.”

SINYOR Roberta, “Il reale e il virtuale in Benvenuti in questo ambiente di Carmen Covito”, in Negli archivi e per le strade. Il ritorno alla realtà nella narrativa di inizio millennio (a cura di Luca Somigli), Roma, Aracne editrice 2013, (pag. 459-470)
DOI: 10.4399/978885485862622

Colgo l’occasione per ricordare anche la bella analisi che dello stesso romanzo fece la professoressa Susanne Kleinert. Quell’articolo si può leggere online in open access:

Susanne Kleinert, « Le differenze culturali e la figura dell’immigrato in Benvenuti in questo ambiente di Carmen Covito », Cahiers d’études italiennes [En ligne], 7 | 2008, mis en ligne le 15 novembre 2009.
URL: http://journals.openedition.org/cei/930
DOI: https://doi.org/10.4000/cei.930

La stessa professoressa Keinert aveva analizzato anche i miei primi due romanzi, e anche questo articolo si può leggere online:

Susanne Kleinert, « I miti della seduzione nei primi due romanzi di Carmen Covito », Cahiers d’études italiennes [En ligne], 5 | 2006, mis en ligne le 15 mars 2008.
URL: http://journals.openedition.org/cei/825
DOI: https://doi.org/10.4000/cei.825

Auletris

Anaïs Nin
Auletris
Traduzione di Carmen Covito
Inrtoduzione di Lidia Ravera
Bompiani Tascabili Narrativa, 2021


Dalla quarta di copertina:
Auletris è un dittico di racconti erotici inediti di Anaïs Nin, un libro che ci ammalia come il suono acuto di un flauto: puro, semplice eppure così diretto e incisivo. Auletris è un’armonia in due movimenti. Sia che la Nin ci descriva la vie bohème nelle baracche dalle pareti sottili della baia di Provincetown, abitate da uomini e donne senza pudore, sia che ci conduca nella Parigi elegante e borghese, non possiamo che seguirla trattenendo il fiato, diventare spettatori di momenti di ardore e complici di segreti inconfessabili. I personaggi di queste avventure non sono solo corpi, sono esseri umani che si identificano col desiderio che li muove.